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ARTE LOMBARDA - 2009 - 1

digital ARTE LOMBARDA - 2009 - 1
Fascicolo digitale
rivista ARTE LOMBARDA
fascicolo 1 - 2009
titolo ARTE LOMBARDA - 2009 - 1
editore Vita e Pensiero
formato Fascicolo digitale | Pdf

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Sommario

Prefazione
di Berthold Hub pagine: 1 Scarica
Il dialogo di Filarete: l’architetto, il principe e il potere
di Andreas Tönnesmann pagine: 5 € 6,00
Abstract
The essay focuses on the decisive role Filarete had in defining a new relationship between clients and architects, downsizing the cliché that traditionally depicts him as a dull compiler with some foolish literary ambition. In his Book he sets up a confrontation which – going beyond his time’s customs and even social habits – retrieves and enlivens some crucial elements of Greek – and mainly Platonic – tradition, such as the faith in face-to-face dialogue between the cultured man and his interlocutor. On that matter, Filarete constitutes a genuine alternative to Alberti, as he prefigures the outcome of European Mannerism and seemingly reaches the point of political Utopia, although he never pulls back from his time’s status quo: the architect is not just meant to be the actual performer of a sovereign will. Instead, he will have an active role in political life, taking part in the decisions that define the future of society.
The Literary Cornice of Architecture in Filarete’s Libro architettonico
di Marina Della Putta Johnston pagine: 11 € 6,00
Abstract
A un’indagine di tipo letterario, il Libro architettonico di Filarete si rivela come una stratificata interrelazione tra elementi narrativi e discussioni teoriche, che creano un complesso sistema di cornici nello spazio grafico multidimensionale e fortemente dinamico di quest’opera inusuale. In senso tanto letterale quanto figurativo, Filarete incornicia la sua teoria dell’architettura scrivendo e disegnando insieme, all’interno del contesto narrativo di un dialogo a corte nel quale egli interpreta i ruoli sia dell’autore sia del personaggio protagonista, l’architetto della città ideale di Sforzinda da erigersi per la nuova dinastia degli Sforza. Cinque principali cornici narrative – la dedica, l’occasione conviviale del dialogo, la progettazione e l’edificazione di Sforzinda, la costruzione della città portuale e il ritrovamento del Libro d’oro – strutturano il Libro e tradiscono i sistemi di valore sociali e culturali all’interno dei quali l’opera deve essere letta per essere pienamente apprezzata. Gli edifici di Sforzinda vengono discussi nel dialogo e nello stesso tempo sono disegnati sui margini che incorniciano il testo del Libro quale oggetto materiale. La cornice letteraria dialogica del trattato è così letteralmente collocata entro una cornice grafica che, oltre ad avere una funzione ornamentale retorica, inquadra all’interno di una pratica architettonica la discussione teorica veicolata dalla narrazione e dal dialogo.
Vedere e ’ntendere: Word and Image as Persuasion in Filarete’s Architettonico Libro
di Mia Reinoso Genoni pagine: 16 € 6,00
Abstract
Nell’Architettonico libro il rapporto tra parola e immagine dà vita a un prodotto eterogeneo, inusuale anche se si ricollega alla tradizione dei trattati d’architettura. Le immagini ‘ibride’ qui esaminate permettono di esplorare come funziona il programma visivo-verbale con cui Filarete comunica le sue idee architettoniche a uno specifico pubblico. Il Libro si rivela come un mezzo di persuasione, un discorso intrecciato di argomentazioni verbali e visive a sostegno di una scelta architettonica classicizzante. Gli elementi formali e discorsivi (come la forma dialogica e la connotazione da speculum principum) cooperano con gli espedienti retorici visivo-verbali alla creazione di un testo deittico, endoforico; le illustrazioni permettono al lettore/ascoltatore di sperimentare e comprendere le idee di Filarete sull’architettura e la società, idee in parte di sua invenzione, in parte legate alle teorie e alle pratiche del Quattrocento italiano. Una lettura contestualizzata dei trattati rinascimentali italiani sottrae la loro varietà a un’astratta idea di norma. Esaminando le opere di Filarete e Alberti, risulta chiaro che l’identità autoriale e il pubblico di riferimento inducono i due architetti a creare opere che soddisfino specifici bisogni. Per entrambi i teorici, infatti, le scelte formali e discorsive sono legate al pubblico cui intendono rivolgersi; e per Filarete, esse sono legate anche alla sua forte fiducia nella connessione tra vedere e intendere.
Filarete’s Disegno
di Renzo Baldasso pagine: 8 € 6,00
Abstract
Il concetto di disegno presentato nei libri XXII-XXIV dell’Architettonico libro va messo in relazione con la critica d’arte e con le pratiche artistiche del tempo. Contro l’opinione storiografica corrente, che considera la nozione filaretiana di disegno come un derivato delle teorie dell’Alberti, una più attenta lettura rivela differenze sostanziali, quasi simboleggiate dalle critiche rivolte a Donatello, uno dei tre paladini albertiani del Rinascimento. Rilevare le differenze fra i due autori è utile anche a meglio intendere la nozione di disegno nell’Alberti e le complesse dinamiche che nel Quattrocento portarono a una nuova idea di disegno, cruciale nel processo di nobilitazione delle arti figurative e degli artisti. Pur mancando di una precisa formulazione teorica, la discussione che Filarete presenta sul finire del libro e il suo frequente uso del termine (non meno di 599 volte, contando i derivati) evidenziano come ormai quello di disegno non fosse più un concetto legato al mondo dei taccuini e della bottega artistica tradizionale. Divenuto un termine polivalente oltre che una nozione operativa, l’idea di disegno pertiene ora anche al mondo della corte, promotrice del nuovo ruolo che il ragionare per immagini acquista nella cultura rinascimentale, centrale nello sviluppo del discorso sull’arte e nella nuova interazione tra committenti e artisti.
City and Territory in Filarete’s Libro Architettonico
di Leila Whittemore pagine: 9 € 6,00
Abstract
Il Libro del Filarete include una descrizione del territorio circostante le città di Sforzinda e Plusiapolis. La narrazione, nonostante le sue caratteristiche fantastiche, getta luce sulle relazioni tra signore e abitanti, e riflette i modi del consenso politico nelle città stesse. Il saggio esplora come la narrazione definisca la presenza del signore fuori dalle città e il ruolo chiave dell’architetto nell’assicurare l’armonia tra il sovrano e i suoi sudditi. Presta poi particolare attenzione all’idea di inevitabilità storica proposta dal testo tanto nella profezia della costruzione di Plusiapolis quanto rispetto alla conclusiva unificazione del territorio dello stato. Questa fantasia fortemente ‘intenzionale’ a sua volta riflette molta della effettiva politica di Francesco Sforza per quanto riguarda sia il suo programma architettonico sia le sue ambizioni territoriali.
Society in Filarete’s Libro Architettonico between Realism, Ideal, Science Fiction and Utopia
di Hubertus Günther pagine: 25 € 6,00
Abstract
Nel suo Libro, Filarete giustappone due sfere della realtà. Entrambe possono essere considerate anche ideali, ma in modi differenti. La costruzione idealizzata della moderna città di Sforzinda è contrapposta al resoconto dell’estinta — e presuntamente classica — città di Plusiapoli, il cui carattere è in realtà interamente utopico. Sforzinda riflette invece le condizioni reali della società e della struttura urbanistica di Milano. L’idealizzazione della città è debitrice di generi letterari come i panegirici cittadini e gli specula principum, ma Filarete non dimentica mai il dato reale e i concreti problemi della scienza urbanistica, come a volte fa l’Alberti nel De re aedificatoria. Nella descrizione di Plusiapoli egli insiste nell’esposizione di importanti e concreti dispositivi sociali, per esempio quelli riguardanti il sistema carcerario e la scuola. La discussione di Filarete su questi problemi, tuttavia, si allontana da altri testi che esaminano tali istituzioni, come l’Utopia di Tommaso Moro. Nonostante le differenze di fondo tra Sforzinda e Plusiapoli, le due città testimoniano un peculiare spirito utilitaristico e pragmatico, nel mentre si iscrivono in una visione eroica del mondo antico, tenuto in una cosiderazione così alta da far sembrare impossibile che un tale livello di civiltà potesse più essere raggiunto, ciò che rende le idee rinascimentali sull’Antichità qualcosa di assimilabile alla nostra fantascienza. Nel creare Sforzinda, Filarete attinge a elementi dell’antica Roma, mentre per Plusiapoli prende a prestito caratteristiche di altre grandi tradizioni culturali, quali Babilonia e l’Egitto, usando come fonte la Biblioteca storica di Diodoro Siculo. L’Atlantide di Platone, invece, benché celebrata da molti filosofi, resta un riferimento secondario per Filarete. In generale, gli umanisti traggono spunto dai modelli concreti offerti dagli storici molto più che dalle speculazioni astratte: per illustrare le sue idee, anche Filarete crea Sforzinda e Plusiapoli ispirandosi a tali modelli concreti, attinti dalla storia.
La planimetria di Sforzinda: un’interpretazione
di Berthold Hub pagine: 16 € 6,00
Abstract
Although the ground-plan of Filarete’s ideal city of Sforzinda – two regular interlocking squares enclosed by a circle – is one of the most frequently reproduced quattrocento book illustrations, an adequate interpretation has not yet been given. A figure identical to Filarete’s plan is found in numerous older and contemporary treatises that were accessible in the library of his patron, Francesco Sforza. In these images the figure represents a geometrical exposition of the cosmos, a diagram of universal order, the archetypal idea of God the Creator; these resonances were purposefully invoked by Filarete when he designed his ideal city. Abundant examples from medieval and Renaissance Europe show that this figure was generally understood as a depiction of the world, by artists and builders alike. Further, in his text Filarete repeatedly emphasized macrocosmic references, drawing a specific analogy between the founding of the city and divine creation. The implications of this argument are far reaching, and involve two fundamental concerns of ‘Renaissance’ architects: their opinion as to the nature of their profession and their own status, as well as what they, the new, universally educated architects were claiming to achieve as the effect of architecture. In other words, a full contextualization of Filarete’s plan for Sforzinda reveals that, for the quattrocento architect, a fundamental and lasting renewal of society was possible only through the renewal of the built environment; this built renaissance is both the first prerequisite and the continuing condition for all improvements, on the human and societal level.
I libri di Filarete
di Ulrich Pfisterer pagine: 14 € 6,00
Abstract
Books play a central role for Filarete and his Libro architettonico. In the course of the fictional story, a Libro di Bronzo and a Libro d’Oro are mentioned several times, which can be regarded as self-reflexive commentaries on Filarete and the act of writing his text. The Libro di Bronzo is used as a symbol for Filarete’s artistic virtue. In this context, the famous statue of Virtue on top of the House of Virtue and Vice is reinterpreted as a goal for the three social estates consisting of the men of arms, men of letters, and artisans. In addition, it becomes a hidden symbol for Francesco Sforza. By contrast, the Libro d’Oro, with the allegory of a woman in a vase and two small children on the binding – which can be interpreted as Memory, Genius and Intellect – suggests the topic of the process of artistic thinking against the background of divine creation and the concept of man as an image of God. Overall, it becomes clear that Filarete’s Libro architettonico owes a great deal not only to antique sources, but also to the late medieval tradition of architectural fiction. Filarete’s Libro thus cannot be understood exclusively in the context of architectural treatises; rather, it also serves – in the guise of a manual of architectural teaching and knowledge – as a manual of statecraft and virtue, with an educational and exemplary function, and as a draft of an ideal society.
Filarete’s Libro architettonico and Pliny the Elder’s Account of Ancient Architecture
di Peter Fane, Peter Fane-Saunders pagine: 10 € 6,00
Abstract
Il ruolo di Plinio il Vecchio nel Libro architettonico non è mai stato appropriatamente definito. L’articolo suggerisce che il Filarete usa delle citazioni da testi antichi – quasi tutte prese da Plinio – per ricostruire le relazioni dell’artista-mecenate nell’antica Roma, un modello che egli auspica venga seguito dal signore di Sforzinda e da suo figlio: il mecenate nell’antichità spendeva grandi somme in palazzi meravigliosi grazie ai quali egli era immortalato nella letteratura, mentre l’architetto, lo scultore e il pittore erano riconosciuti e celebrati dal mecenate per la loro virtù.
Filarete’s Designs for Centrally Planned Churches in Milan and Sforzinda
di Jens Niebaum pagine: 18 € 6,00
Abstract
Nel Libro architettonico Filarete progetta quattro chiese a pianta centrale per la città ideale di Sforzinda, tutte riconducibili a una comune tipologia: la figura di un quadrato in cui è inscritta una croce greca. In ordine di trattazione le chiese sono: la cattedrale, la chiesa del Mercato, la chiesa del monastero benedettino e la chiesa dell’Ospedale. Fino ad ora si è ritenuto che questo ordine rispecchiasse la cronologia del processo di progettazione. Una dettagliata analisi del testo e delle illustrazioni, tuttavia, rivela che la chiesa dell’Ospedale fu in realtà la prima della serie e che servì come modello per le altre costruzioni. Questo cambiamento nella cronologia progettuale apre nuove questioni relativamente alle fonti e alla pianta delle altre tre chiese. Una ricostruzione della cattedrale di Sforzinda evidenzia le fonti usate dal Filarete per la composizione dell’edificio, e dimostra il modo in cui egli le usa e le adatta per i suoi scopi. Allo stesso modo sono presentate e riviste le ricostruzioni della chiesa del Mercato e del monastero benedettino. Per concludere vengono analizzate le implicazioni di questi temi nel più ampio contesto dell’architettura rinascimentale.
Filarete e la chiesa degli eremiti di san Girolamo: «…nel modo ch’io ordinai a Bergamo, che era bella»
di Jessica Gritti pagine: 21 € 6,00
Abstract
The essay moves from a passage of book XVI of Filarete’s treatise on architecture, where the author outlines the project for a church, ordered by Duchess Bianca Maria Visconti for a monastery of the Hermits of St. Jerome. In this very peculiar project by the Tuscan master, a single-nave, vaulted building is flanked by lateral chapels, overtopped by an accessible matroneum. The project has been connected by John R. Spencer to the church of San Sigismondo in Cremona, founded in 1463. The debate on a type of church that was perceived as abnormal in the coeval Lombard milieu brought forth similar projects by Filarete in Lombardy, such as the Cathedral (1457) and the San Gottardo dei Serviti complex in Bergamo (1462), the latter being known thanks to a document published by Richard Schofield in 2002, but nonetheless essentially ignored in recent studies on Filarete’s activity in Lombardy. The identification of an architectural type described by Filarete in his treatise – and perhaps attempted more than once during his stay in Lombardy – suggests an oft-overlooked line of inquiry, which considers architectural culture and possible influences, such as – in this case – the Badia in Fiesole. Such inquiry – while asking for a wider consideration of Filarete’s work in Lombardy – is crucial to the understanding both of the culture he brought with him, and of its penetration and, in a few cases, influence on Lombard architecture of the time.
Novità dal Filarete latino di San Pietroburgo
di Maria Beltramini pagine: 3 € 6,00
Abstract
The article focuses on a recent discovery regarding Ms. 114 from the Library of the Academy of Sciences in St. Petersbourg. The codex contains a Latin translation of Filarete’s treatise on architecture, drawn up between 1488 and 1489 for Matthias Corvinus King of Hungary. Known since 1960, in 2000 this valuable document was singled out as of particular importance among the copies derived from the original Latin version (now kept at the Marciana Library in Venice as Lat. VIII, 2 = 2796), mainly because – as inferred from several hints within the text – it had been commissioned by a scholar from Padua deeply interested in Alberti. Now, the attribution of the illustrations to Antonio Maria da Villafora, an artist operating in Padua before 1511 – the year of his death – allows us to identify the unknown patron as Pietro Barozzi, humanist bishop of Padua between 1487 and 1507, and nephew of Giovanni Barozzi, bishop of Bergamo, who in 1457 assigned Filarete to the project for his town’s new cathedral.
Estratti filaretiani di primo Ottocento
di Alessandro Rovetta pagine: 10 € 6,00
Abstract
Among the manuscripts of Pietro Mazzucchelli, ‘prefect’ of the Ambrosiana from 1823 to 1829, is an unpublished dossier containing materials related with Filarete’s treatise and the Latin version by Antonio Bonfini. The dossier includes the transcription of excerpts from Filarete’s text derived from the missing Trivulzianus codex, and is probably a draft of the booklet kept in the archives of Ospedale Maggiore in Milan, and known as Estratti del codice di Antonio Averulino… The selection of passages from Filarete mainly relates to mentioned artists and the project for the Spedale dei Poveri, as is understandable given the use of the dossier and Mazzucchelli’s interest in erudite matters. Mazzucchelli himself noted several passages of the transcription, especially the parts regarding artists, in order to better identify them through his bibliographic resources. Also of great interest are the drawings copied directly from parts of the Trivulzianus concerning the hospital, which give us a fundamental if rough glimpse of the codex’s iconographic setting. The dossier also takes into consideration the Latin version of the treatise and questions the information found in Mountfaucon testifying the presence of a manuscript of Bonfini’s translation in the Ambrosiana.

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